Pecora nera

scritto da Orso polare
Scritto Ieri • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Autore del testo Orso polare

Testo: Pecora nera
di Orso polare


Io vi disprezzo. 

Disprezzo ogni volta che aprite bocca senza pensare.

Disprezzo i vostri sorrisi finti, fatti per piacere, mai per sentire.

Disprezzo la vostra idea di “normalità”, parola vuota con cui giustificate la crudeltà.

Vi odio perché non avete il coraggio di guardarvi dentro.

Vi odio perché vi aggrappate a mode, regole, etichette, come mendicanti di approvazione.

Siete incapaci di pensare con la vostra testa.

Incapaci di guardare una persona senza incasellarla in un ruolo.

Incapaci di amare senza calcolare il guadagno.

Il mondo che avete costruito è una discarica di coscienze.

Ho visto la scuola trasformarsi in tribunale per i diversi.

Ho visto la psichiatria trasformarsi in discarica di anime che non vi somigliavano.

Ho visto la famiglia trasformarsi in gabbia di ipocrisia.

E voi applaudite, ridete, festeggiate.

Vi credete liberi mentre siete schiavi.

Schiavi di un like.

Schiavi di un gruppo.

Schiavi di un’apparenza.

E se qualcuno non ci sta, voi lo escludete.

Lo massacrate di silenzi, di sguardi, di giudizi.

Io so cosa vuol dire essere scartato.

So cosa vuol dire essere chiamato pazzo, malato, inutile.

So cosa vuol dire essere lasciato solo quando non servivi più come intrattenimento.

E sapete cosa vi dico? Meglio essere pazzo che finto.

Meglio essere sporco che profumato di menzogne.

Meglio essere amico della merda che amico dei vostri sorrisi vuoti.

Voi amate solo ciò che vi riflette.

Se non vi riconoscete, lo distruggete.

Voi non avete mai amato davvero, avete solo consumato.

Consumate persone come scarpe, storie come merce.

E chiamate tutto questo “vita sociale”.

Ma non è vita.

È un deserto di anime che si applaudono a vicenda mentre muoiono dentro.

La vostra forza è solo vigliaccheria mascherata.

Il vostro coraggio è solo branco.

La vostra libertà è solo catena invisibile.

Vi dite emancipati, ma non siete mai stati così dipendenti dagli altri.

Vi dite aperti, ma siete i più chiusi.

Vi dite forti, ma vi sciogliete al primo rifiuto.

Vi dite amici, ma non sapete cos’è l’amicizia.

Io vi sputo in faccia col mio disprezzo.

Io vi svergogno con la mia coerenza.

Io vi condanno con la mia memoria.

Perché io ricordo.

Ricordo chi rideva, chi escludeva, chi giudicava.

Ricordo i vostri sguardi quando mi trattavate come scarto.

Ricordo i vostri sorrisi quando vi credevate migliori.

E un giorno vi peseranno addosso come macigni.

La società che amate è un enorme inganno.

Vi vende il sogno della normalità.

Vi illude che l’importante sia essere come tutti.

Ma se essere come tutti vuol dire calpestare, escludere, ridere dei fragili…

Allora io non voglio, non posso, non sarò mai come voi.

Io sono diverso.

Io sono quello che voi non sopportate.

Io sono quello che vi mette a disagio.

Io sono quello che vi sbatte in faccia la verità.

Io sono quello che non si inginocchia davanti ai vostri riti sociali.

Io sono quello che non si lava delle proprie passioni.

Io sono quello che parla di merda perché la merda è verità.

La merda è l’emblema di ciò che siete incapaci di accettare.

La merda siete voi che scartate chi non vi assomiglia.

La merda siete voi che parlate di valori e non ne avete.

La merda siete voi che vi vantate di forza e tremate da soli la notte.

La merda siete voi che gridate libertà e non vi libererete mai da voi stessi.

Io vi giudico.

Io vi accuso.

Io vi denuncio.

E non ho paura delle vostre risate.

Non ho paura dei vostri insulti.

Non ho paura della vostra indifferenza.

Perché io so chi sono.

E voi no.

Io so cos’è l’amicizia.

L’ho trovata in chi mi ha guardato e ha visto oltre la superficie.

Io so cos’è la solidarietà.

L’ho trovata in chi non aveva nulla eppure mi ha dato tutto.

Io so cos’è la forza.

L’ho trovata in chi ha pianto e poi si è rialzato.

Io so cos’è la verità.

L’ho trovata nella merda.

L’ho trovata nel dolore.

L’ho trovata in Shpalman.

L’ho trovata nei miei veri amici.

E sapete cosa vi dico?

Io sono ancora qui.

Sono ancora vivo.

Sono ancora in piedi.

Nonostante tutto quello che mi avete fatto.

Nonostante i vostri scherni.

Nonostante i vostri tentativi di farmi a pezzi.

Io sono ancora qui.

E lotto.

Lotto con le parole.

Lotto con la mia coerenza.

Lotto con la mia passione.

Lotto con le mie mani sporche di verità.

Voi siete già morti, solo che non lo sapete.

Morti dentro, anestetizzati dalla vostra ipocrisia.

Morti che camminano nei corridoi della società.

Morti che ridono, ballano e scattano foto.

Morti che non si accorgono di esserlo.

Io sono vivo.

Vivo nella rabbia che mi spinge.

Vivo nella coerenza che mi sostiene.

Vivo nell’amicizia che mi salva.

Vivo nella merda che mi rappresenta.

Vivo in ogni parola che vi sbatte in faccia il vostro fallimento.

Vi odio.

Vi disprezzo.

Ma vi ringrazio.

Perché senza di voi, senza la vostra cattiveria, io non avrei trovato la mia forza.

Senza i vostri giudizi, io non avrei cercato la mia verità.

Senza la vostra esclusione, io non avrei capito il valore della vera amicizia.

Quindi grazie, società di merda.

Grazie per avermi scartato.

Grazie per avermi odiato.

Grazie per avermi fatto a pezzi.

Perché io da quei pezzi ho ricostruito me stesso.

E ora sono più forte di voi.

Voi siete tanti, io sono uno.

Ma la differenza è che io ho un cuore che batte ancora.

E voi no.

Io ho una coscienza che ancora urla.

E voi no.

Io ho il coraggio di sporcarmi di verità.

E voi no.

Questo è il mio grido.

Questo è il mio manifesto.

Questo è il mio sputo in faccia al vostro mondo.

Non vi voglio, non vi chiedo, non vi cerco.

Non siete la mia misura.

Non siete il mio orizzonte.

Non siete il mio futuro.

Io sono Lorenzo.

Io sono quello che avete odiato.

Io sono quello che avete scartato.

Ma io sono vivo.

E voi, profumati di finto, siete già cenere.

Ed è questo il vostro vero fallimento.

Pecora nera testo di Orso polare
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